Comitato Covid Nazionale

In questa sezione troverai gli archivi dei principali verbali siglati dalla nostra organizzazione ed Eni, insieme alle note a margine della Filctem:

Verbale Comitato Nazionale Covid – 17Nov20: L’azienda ha fornito un riscontro circa la richiesta di approfondimento emersa durante il 15mo incontro di questo comitato (tenutosi in data 16 ottobre 2020), relativa alla modalità di even-tuale attivazione dello status di “infortunio sul lavoro” per i lavoratori che ritornino in patria in seguito a turno lavorativo presso un paese estero, e che risultino positivi all’infezione da covid-19. L’analisi della casistica specifica ha richiesto tempi prolungati di elaborazione, a causa prin-cipalmente della novità relativa alla fattispecie. A tal proposito l’azienda ha confermato l’intenzione di attivare, fornendo la documentazione a disposizione, la procedura di denuncia presso l’INAIL dell’evento suddetto.

Verbale Comitato Nazionale Covid – 19Ott20: dalla delegazione sindacale è stato richiesto un aggiornamento sulla situazione relativa al conte-sto estero di Eni. Come temi specifici, sono stati richiesti riscontri rispetto ad una possibile modifica delle prassi di entrata in Iraq, relativa ad un decadimento dell’obbligo di quarantena per i lavoratori stranieri in ingresso, ad eventuali modifiche intervenute sui contratti esteri, soprattutto in termini retributivi, alle situazioni presenti in Mozambico e Messico. Rispetto alla situazione messicana, l’azienda ha anticipato che si stanno intraprendendo due principali azioni al fine di mitigare le criticità legate al contesto particolare; da un lato è in fase di definizione un accordo con un laboratorio privato al fine di procedere più rapidamente con l’effettuazione dei test, con campioni da prelevare direttamente ai dipendenti presso le strutture alberghiere, e dall’altra si sta valutando la percorribilità di utilizzare la modalità drive-in (in auto) per la rilevazione del tampone, presso strutture abilitate.

Verbale Comitato Nazionale Covid – 29Lug20: L’azienda ha quindi presentato un focus sulla situazione dei dipendenti operanti in Algeria, paese in cui la circolazione del virus è alta, sebbene con un profilo statistico, relativo alla severità degli effetti, meno impattante rispetto a quanto visto in Italia. Eni opera nel paese africano attraverso Eni Algeria (100% Eni SpA), la quale è presente in ambito onshore, in joint venture con la locale Sonatrach. Già da fine gennaio erano state diramate dalle strutture centrali Eni linee guida per prepararsi all’eventuale pandemia, anche se in tale periodo l’insorgenza del virus era limitata alla sola Cina. Eni Algeria aveva a tal fine predisposto un piano emergenziale aggiornato, costituendo inoltre un’Unità di Crisi, con il coinvolgimento di Sonatrach. A partire dagli inizi di luglio, periodo in cui si sono verificati i primi casi di riscontro positivo al COVID-19 tra i dipendenti in espatrio presso Eni Algeria, sono ad oggi 7 i casi accertati di coloro che hanno contratto la malattia. Di questi, attualmente 3 sono ancora nel paese africano ma, avendo ormai riscontrato la relativa negatività al tampone, saranno a breve riportati in Italia, con un apposito volo programmato nella giornata del 30/07. Gli altri 4 casi sono già in Italia, sotto osservazione medica; in linea generale comunque per nessuno dei dipendenti coinvolti il quadro clinico ha destato o desta particolari preoccupazioni, in quanto i sintomi avvertiti sono o sono stati nulli o di lieve entità. In relazione poi alle misure di prevenzione adottate in Eni Algeria, la società ha confermato una forte attenzione sul tema da parte del management. In tal senso, si è proceduto, ad esempio, a vietare o limitare l’accesso a tutti i luoghi che presentassero il potenziale rischio di assembra-mento, a indicare le norme di distanziamento sociale per l’utilizzo della mensa, a ridurre al mi-nimo l’utilizzo del self-service; inoltre, la presenza dei lavoratori locali giornalieri è stata ridotta di quasi il 90%, mentre coloro che operano in presenza sono stati dotati di postazioni singole. L’azienda ha inoltre riferito che un profilo di maggior rischio per i dipendenti potrebbe derivare da attività o situazioni non sotto il diretto controllo di Eni Algeria, quali ad esempio il primo con-tatto alla dogana algerina con le forze dell’ordine locali (necessario in base alle normative vigenti). Per quanto riguarda poi la gestione dei voli con il paese algerino, l’azienda ha confermato che, oltre ai normali voli commerciali, il cui utilizzo è stato possibile fino alla fine di marzo, sono stati organizzati ad oggi 17 voli (ca. 200 passeggeri), più altri 5 effettuati nel mese di luglio (di cui l’ultimo da effettuare in data 30/07); per il mese di agosto sono stati programmati altri 4 voli. In merito ad una richiesta di chiarimento pervenuta dalle OO.SS. circa la gestione e compenso dell’attività professionale dei dipendenti Eni in espatrio presso le realtà estere, Eni ha conferma-to che il proseguimento del normale turno lavorativo è effettuato su base volontaria, con la possibilità riconosciuta a tutti i dipendenti di maturare le giornate di riposo in maniera diretta-mente proporzionale rispetto a quanto definito dal contratto di lavoro e ai giorni di servizio pre-stato. Ad esempio, il lavoratore che effettui il normale turno di 28 gg. matura altrettanti giorni di riposo; anche per coloro che proseguono volontariamente l’attività (fino a un max di 56 giorni) si applica la proporzione 1 a 1, includendo nel calcolo anche i giorni “fuori casa” non diretta-mente lavorati (ad es. in caso di quarantena richiesta non appena arrivati nel paese di assegna-zione). Nei casi poi in cui il periodo di riposo non sia sufficientemente lungo tra un periodo di operatività e l’altro, i giorni spettanti non goduti vengono indennizzati attraverso un riconosci-mento economico direttamente in busta paga (pari al normale trattamento estero). Inoltre, i dipendenti a cui sia richiesto un periodo minimo di quarantena per l’accesso al paese (come nel caso di Algeria e Iraq), ricevono in tale periodo la retribuzione estera più il 50% dello spettante, a titolo di indennità. Per quanto riguarda la gestione del ritorno in Italia del dipendente, l’azienda ha confermato di allinearsi totalmente alle disposizioni del relativo DPCM, il quale prevede che il cittadino italiano, di ritorno da sede lavorativa estera, sia tenuto ad osservare un periodo di isolamento fiduciario. Affinché l’azienda possa riconoscere per tale periodo un trattamento equiparato alla malattia, il dipendente deve munirsi di due documenti: uno prodotto dal medico di famiglia, attestante la condizione di rientrante in cui sia specificato l’articolo al DCPM di riferimento, e uno dall’ASL di riferimento, la quale indica l’attivazione dell’isolamento fiduciario. In risposta alla richiesta da parte delle OO.SS. di segnalazione presso l’INAIL delle situazioni accertate di contrazione del virus, da parte del dipendente durante lo svolgimento della propria attività lavorativa all’estero, al fine di riconoscimento della situazione di malattia professionale, l’azienda si è riservata di effettuare ulteriori approfondimenti per comprendere al meglio, soprattutto da un punto di vista giuridico, come tale evenienza debba essere trattata. A tal proposito, l’azienda ha comunque confermato che è in corso un’attività di verifica sul tema direttamente con INPS e INAIL.

Verbale Comitato Nazionale Covid – 12Mag20: L’oggetto dell’incontro è stato prevalentemente incentrato sulle misure volte a tutelare la salute e sicurezza dei lavoratori, adottate in ambito internazionale, all’interno del business Upstream. L’azienda ha riferito che, da un dato di partenza relativo al personale in espatrio (e relativi famigliari) pari a circa 4000 unità (valori pre-crisi Covid), sono stati approntati ad oggi 44 voli di rientro in Italia (navette Eni, charter, etc.), in maniera da portare attualmente il valore sopraindicato a circa 1800 unità. L’operazione di rimpatrio è tuttora in corso, e dovrebbe terminare entro giugno, con un ritorno nelle rispettive Home Country di ulteriori 800 unità, in prevalenza formate da famigliari al seguito dei dipendenti. Per quanto riguarda il personale espatriato di nazionalità non italiana, avente rapporto lavorati-vo con EIRL, si sono messe in campo analoghe azioni di rimpatrio verso i relativi paesi di provenienza, seppur con maggiori difficoltà oggettive, legate, ad esempio, alla chiusura dello spa-zio Schengen in seguito al diffondersi dell’emergenza Covid. Sempre per quanto concerne le attività Upstream, l’azienda ha evidenziato come non si siano registrati nuovi casi di positività al Coronavirus rispetto ai precedenti aggiornamenti. Per quanto riguarda la continuità delle attività operative, è stato dato un aggiornamento rispetto a quanto presentato durante il 3° incontro di questo Comitato, svoltosi in data 31 marzo 2020, in cui si faceva menzione delle azioni a tutela della salute dei lavoratori messe in atto in alcuni paesi extra-UE di presenza Upstream, quali casi paradigmatici ed esemplificativi del modus operandi aziendale, anche nei confronti di politiche sanitarie nazionali fra loro molto diverse. In particolare si è riportato il caso dell’Iraq, in cui, stante l’organizzazione della prestazione lavorativa indicata nel precedente incontro del Comitato, viene confermata la regolare alternanza di gruppi di espatriati, i quali si avvicendano nel turno lavorativo ogni due settimane. A scopo cautelativo per i lavoratori italiani, provenendo loro da un paese particolarmente colpito da Covid, l’esposizione con i lavoratori locali è, una volta iniziato il turno, gestita con gradualità, al fine di evitare potenziali situazioni di stress o allarme. E’ stato inoltre approfondito l’operato Eni in Algeria, in cui gli accordi raggiunti con il relativo go-verno hanno permesso di garantire un presidio delle attività con una procedura sanitaria ad hoc. Tale procedura si articola con un’iniziale fase di doppio test molecolare (tampone) effettuato in Italia presso una struttura dedicata; i lavoratori permangono in tale struttura per il tempo necessario a conseguire i risultati dei test (in genere ca. 4 giorni). Qualora il doppio “tampone” risulti negativo, è permessa la partenza verso lo stato algerino dove, per ragioni cautelative, i dipendenti sono sottoposti a un periodo di quarantena in loco, presso facilities aziendali opportunamente predisposte. Tale procedura viene attuata all’interno dei campi di produzione ed è effettiva anche per i dipendenti appartenenti alla controparte algerina. L’azienda ha precisato che i giorni trascorsi dal dipendente presso la struttura italiana e finalizzati allo svolgimento dei test molecolari sono da considerarsi “neutri” e sono retribuiti aggiungendo allo stipendio base il 50% della retribuzione estera applicabile. Anche in Algeria al lavoratore è lasciata facoltà di decidere, una volta terminato il turno lavorativo successivo alla suddetta quarantena in loco, se proseguire volontariamente la propria prestazione professionale di ulteriori 14 giorni, non eccedendo mai il limite massimo di 56 giorni di permanenza lontano da casa. In linea generale, l’azienda ha dato comunque disposizioni, al fine di garantire il benessere psicofisico per i dipendenti che volontariamente proseguano il proprio turno lavorativo, di modificare l’organizzazione lavorativa accorciando l’orario lavorativo giornaliero e concedendo fino a 1,5 giorni di riposo settimanale, a parità di retribuzione e garantendo comunque il rapporto 1 giorno di presenza all’estero = 1 giorno di riposo in Patria. Durante l’incontro è stata inoltre approfondita la situazione operativa presente in Messico, in cui le particolari richieste protocollari da parte del governo locale impongono di effettuare un “tam-pone” di verifica una volta giunti sul luogo. Il lavoratore entrante nel paese viene quindi sotto-posto ad una serie di verifiche (esame della temperatura, appunto test molecolare, etc.), permanendo presso una struttura alberghiera opportunamente predisposta. L’esito negativo del test permette quindi di iniziare regolarmente il proprio turno di lavoro, generalmente dopo circa una settimana dal giorno d’ingresso nel paese. In virtù delle politiche sanitarie messicane, e del-le restrizioni al momento presenti in Italia relative all’effettuazione dei test molecolari per i cosi-detti asintomatici, non risulta possibile in tal caso la somministrazione di un “tampone” preven-tivo da svolgersi prima della partenza del lavoratore. Le parti concordano di effettuare ulteriori approfondimenti sulle modalità di effettuazione dei test molecolari nel contesto messicano nel prossimo Comitato. Quali considerazioni generali, l’azienda ha confermato che nessun espatriato è stato posto in quarantena in strutture statali nei paesi di presenza, ma sono sempre state individuate strutture ad hoc, che permettessero inoltre il presidio sanitario costante da parte delle competenti fun-zioni di Eni. Inoltre l’azienda, al fine di specificare ulteriormente la gestione della prestazione professionale, ha confermato che il dipendente, una volta rientrato in Italia dal proprio turno lavorativo este-ro, è tenuto a osservare presso il proprio domicilio un periodo di isolamento fiduciario di 14 giorni, i quali vengono ricompresi all’interno dei giorni spettanti di riposo, anche come da indica-zioni ricevute dalle istituzioni competenti (Inail) su specifica richiesta aziendale.

Verbale Comitato Nazionale Covid – 24 e 27Mar20: Con riferimento alla situazione estera Upstream, è stata effettuata una esaustiva rappresenta-zione della numerosità degli espatriati e dei loro familiari soprattutto con riferimento al loro rien-tro in Italia e alla loro condizione di salute, alloggiamento e assistenza nei paesi di presenza. Alla data, la numerosità, in via costante di alleggerimento, somma circa 2541 unità tra dipen-denti (1380) e famigliari. Con previsione di ulteriore riduzione nelle giornate del 30 e 31 marzo p.v. per rientri programmati da Ghana e Nigeria. Per gli allungamenti di permanenza in servizio, sono state garantite le migliori soluzioni di comfort e previsti coerenti periodi di riposo. Sulla situazione puntuale dei turnisti sarà fornita ulteriore rappresentazione nei prossimi incontri. È stato fornito il numero dei contagiati (1) e le azioni di supporto per lo svolgimento della cd qua-rantena al rientro in Italia. La panoramica ha tenuto conto altresì dei molteplici riferimenti nor-mativi istituzionali in vigore nei paesi di presenza. Ups ha confermato l’attivazione dello smart working per circa due terzi del personale impegnato all’estero in attività di staff/supporto; sono state illustrate e descritte con dovizia di dettagli, le iniziative in corso e previste per il personale e familiari all’estero e le modalità di rientro in Italia, per una riduzione complessiva del personale Italia all’estero che traguarderà a breve circa il 50% del totale; per il prossimo incontro l’azienda presenterà un focus di maggior dettaglio sull’articolazione delle attività operative estere su cui si trova impegnato personale Eni.

Verbale Comitato Nazionale Covid – 20Mar20 Estero: Con riferimento alla situazione estera, è attivo un monitoraggio costante con le consociate Eni e con le Autorità governative dei Paesi ospitanti e sono di conseguenza adottate tutte le opportune precauzioni per il personale Eni attivo in sedi estere quali:  • su base volontaria e nel breve periodo, a fronte degli attuali divieti in ingresso in alcuni Paesi (es. Iraq) rivolti ai Paesi più esposti al virus, sono stati allungati i turni, fatti salvi i riposi settimanali e orari di lavoro comunque ridotti, in attesa di concordare ulteriori soluzioni con i Paesi ospitanti. Al momento viene così garantita una sostanziale operatività dei siti produttivi, sempre nel rigoroso rispetto della salute e sicurezza dei colleghi. • nei Paesi dove la quarantena in ingresso è già prevista (es. Congo) ne viene garantita attua-zione in sicurezza presso strutture private rese disponibili dalla Consociata, con tutti servizi garantiti; • parte del personale espatriato sta rientrando in Italia con i relativi familiari; nel breve periodo i relativi contratti esteri verranno mantenuti attivi con ricorso allo smart working; • lo smart working viene ormai applicato estensivamente nella maggior parte dei Paesi europei ed extraeuropei.

Verbale Comitato Nazionale Covid – 19Mar20 Approfondimento estero Iraq: nonostante il paese abbia formalmente chiuso le frontiere all’ingresso dei cittadini italiani, attraverso un apposito negoziato è stata ottenuta la possibilità di far accedere, per ogni turno lavorativo, 50 connazionali presso le strutture operative, a patto che venga rispettata una quarantena preventiva (14 gg), attualmente applicata presso il territorio italiano, nel Lazio. Una volta rientrate in Iraq, le risorse possono operare per 28 gg. e, su base volontaria, proseguire l’attività lavorativa per altri 14 gg., per un totale massimo di 56 gg. di assenza da casa (limite massimo individuato da Eni per l’operatività in questa fase emergenziale). L’orario lavorativo presso il sito operativo è stato portato a 8 ore, rispetto alle 12 contrattuali, con l’aggiunta di un giorno di riposo. Una volta tornato in Italia (periodo “off”), scatta per il personale l’isolamento fiduciario a casa, per i primi 14 gg. Kazakistan: è stata segnalata una situazione di estrema difficoltà per il rientro nel paese. L’organizzazione oraria dell’attività è stata rivista in analogia con quanto fatto in Iraq. Congo: anche il tal caso sussiste il divieto di ingresso di stranieri nel paese. Per coloro attualmente in Italia, impossibilitati a ritornare quindi presso la loro sede lavorativa, sono riconosciute le giornate cd. neutre (istituto in vigore per 3 mesi max), retribuite al pari di normali giornate lavorative. Per coloro che invece si trovano nel paese sono applicati 14 gg. di smart working iniziale, finalizzati anche al distanziamento sociale, e poi, qualora non si riscontrino criticità, vie-ne attivata la normale operatività in piattaforma per 14 gg, sempre estendibili su base volontaria. Il personale expat imbarcato su piattaforma dispone di una giornata ‘Off’ su base settimanale, trascorsa a bordo di imbarcazione dedicata, munita di cabine individuali. Anche in tal caso si applicano le riduzioni giornaliere d’orario come nei casi precedenti. Nigeria: anche questo paese ha chiuso le frontiere. In Nigeria solitamente l’attività è svolta con due modalità: con turnazione 6/2 e 6/3 (settimane) a Port Harcourt, e 35/28 (gg.) per i campi-sti. L’attività lavorativa presso P.H. rispetta la normale organizzazione, con l’integrazione relati-va al fatto che i primi 14 gg. del ciclo operativo sono dedicati alla quarantena presso una strut-tura aziendale. Ad oggi presso le realtà operative di campo non vi sono espatriati Eni. Mozambico: attualmente sono presenti presso il sito operativo di Pemba 5 espatriati. Qualora altri colleghi dovessero ritornare nel paese, scatterebbe la quarantena da svolgersi a Maputo, per 14 gg., seguita dalla fase lavorativa, per un massimo totale di 56 gg. È stato confermato che, nei casi sopra descritti, l’eventuale prolungamento volontario dell’attività lavorativa in ambito estero sarà valorizzato economicamente al pari degli altri giorni di lavoro in turno. L’importo sarà riconosciuto a fine contratto. E’ stata infine analizzata la situa-zione del Messico, in cui opera solamente personale con contratto “resident”, per cui sono pre-viste azioni graduali di rimpatrio temporaneo in Italia, pur mantenendo le condizioni economi-che previste dal contratto estero (max. per 3 mesi).

  

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