La Pensione

La pensione è una prestazione economica erogata, a domanda, in favore dei lavoratori che hanno:

  • perfezionato l’anzianità contributiva e assicurativa richiesta
  • raggiunto l’età stabilita dalla legge;

I soggetti che hanno raggiunto anzianità contributiva si distinguono in due categorie:

  • Coloro che hanno versato contributi all’INPS prima del 31 dicembre 1995
  • Quelli che hanno versato contributi all’INPS dal 1 gennaio 1996 in poi

Soggetti in possesso di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995

Requisito contributivo – possono conseguire il diritto alla pensione di vecchiaia esclusivamente in presenza di un’anzianità contributiva minima pari a 20 anni, costituita da contributi versati o accreditati a qualsiasi titolo.

Requisito anagrafico – Per l’accesso alla pensione di vecchiaia è richiesta un’età anagrafica di 66 anni e 7 mesi al 2018 (Requisito da adeguare alla aspettativa di vita).

Soggetti con primo accredito contributivo a decorrere dal 1° gennaio 1996

Si possono verificare due condizioni:

Requisito Contributivo20 anni5 anni**
Requisito Anagrafico66 e 7 mesi*70 anni e 7 mesi*
Assegno Minimo1,5 volte l’assegno sociale (448,07€ in 13 mensilità)A prescindere

* Requisito da adeguare all’aspettativa di vita.

** Di tipo: obbligatoria, volontaria, da riscatto.

È possibile comunque richiedere la Pensione Anticipata all’INPS nei seguenti casi:

Soggetti in possesso di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995

Possono conseguire il diritto alla pensione anticipata se in possesso di 42 anni e 10 mesi di contribuzione, 41 anni e 10 mesi per le donne (Requisito da adeguare alla speranza di vita).

Per i soggetti che accedono alla pensione anticipata ad un’età inferiore a 62 anni si applica, sulla quota di trattamento pensionistico relativa alle anzianità contributive maturate al 31 dicembre 2011, una riduzione pari ad un punto percentuale per ogni anno di anticipo nell’accesso alla pensione rispetto all’età di 62 anni; tale percentuale annua è elevata a due punti percentuali per ogni anno ulteriore di anticipo rispetto a due anni. La predetta riduzione si applica sulla quota di trattamento pensionistico calcolata secondo il sistema retributivo.

Soggetti con primo accredito contributivo a decorrere dal 1 gennaio 1996

Possono conseguire il diritto alla pensione anticipata se in possesso di 42 anni e 10 mesi di contribuzione, 41 anni e 10 mesi per le donne (Requisito da adeguare alla speranza di vita).

Al compimento di 63 anni e 7 mesi, da adeguare agli incrementi della speranza di vita, a condizione che risultino versati e accreditati almeno 20 anni di contribuzione “effettiva” e che l’ammontare mensile della prima rata di pensione risulti non inferiore ad un importo soglia mensile pari a 2,8 volte l’importo mensile dell’assegno sociale (L’importo dell’assegno è pari a 448,07 euro per tredici mensilità).

Come si calcola la pensione?

La Riforma delle Pensioni del 2011 ha introdotto alcune novità riguardanti il nostro sistema pensionistico, estendendo a tutti i lavoratori il metodo di calcolo contributivo della pensione. Secondo questo sistema, l’ammontare della pensione è definito in base ai contributi versati, seguendo il principio “più versi, più avrai”.

Con il sistema contributivo infatti, l’importo della pensione viene determinato dalla somma dei contributi accumulati e rivalutati durante la vita lavorativa. Questa somma viene poi convertita in pensione utilizzando coefficienti di trasformazione che variano in relazione all’età del lavoratore al momento del pensionamento. Più elevata è l’età, più alta sarà la pensione.

Si possono distinguere 3 casi:

  1. A coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 1°gennaio 1996 viene applicato il cosiddetto “contributivo puro”, calcolando la pensione interamente con il sistema contributivo.
  2. Ai lavoratori che al 31 dicembre 1995 avevano un’anzianità contributiva inferiore ai 18 anni, viene applicato il sistema misto pro-rata, calcolando con il sistema retributivo la quota di pensione maturata fino al 31 dicembre 1995 e con il sistema contributivo quella maturata dal 1°gennaio 1996
  3. Infine, anche ai lavoratori che al 31 dicembre 1995 avevano maturato almeno 18 anni di contributi, che prima della Riforma rientravano nel sistema di calcolo retributivo, viene ora applicato il sistema misto pro-rata. Ovvero, la pensione viene calcolata con il sistema retributivo per la quota di pensione maturata fino al 31 dicembre 2011, mentre viene quantificata con il sistema contributivo per quella maturata a partire dal 1°gennaio 2012.

Quindi, i fattori determinanti per il calcolo della pensione con il sistema contributivo sono:

  • l’ammontare dei contributi versati;
  • l’età raggiunta al momento del pensionamento;
  • il PIL, ovvero la crescita della ricchezza del Paese.

Ulteriori approfondimenti sono disponibili nella scheda FILCTEM CGIL.

La Previdenza

La previdenza è  l’azione svolta dallo Stato o da appositi istituti allo scopo di assicurare ai cittadini l’assistenza necessaria quando vengono a trovarsi in condizioni di bisogno (infortunio, malattia, disoccupazione, ecc.) o al termine della vita lavorativa (pensione).

In questa sezione ci occuperemo di Disoccupazione e Dimissioni, lasciando le sezioni infortuni e malattie alle pagine dedicate.

Dimissioni

Rescindere il contratto di lavoro con il proprio datore di lavoro, ovvero dimettersi, è regolamentato dal CCNL Energia e Petrolio.

Per dimettersi occorre dare opportuno preavviso al datore di lavoro, secondo il seguente schema:

I tempi sono raddoppiati in caso di licenziamento da parte del datore di lavoro.

La parte che recede dal rapporto di lavoro senza l’osservanza dei predetti termini deve corrispondere all’altra una indennità pari all’importo della retribuzione che sarebbe spettata per il periodo di preavviso.

Se il lavoratore dimissionario non dà il preavviso, l’Azienda ha diritto di trattenere su quanto a lui dovuto la somma corrispondente all’importo della retribuzione che sarebbe spettata per il periodo di preavviso (comprensiva dell’eventuale indennità di funzione, a Ex scatti di anzianità non assorbibili, aumenti di merito, edr ex turni e i ratei della 13a e 14a mensilità).

Il periodo di preavviso, prestato o sostituito dalla corrispondente indennità, deve essere computato nell’anzianità agli effetti del calcolo del trattamento di fine rapporto in caso di licenziamento.

Il periodo di preavviso non può coincidere con il periodo delle ferie.

Il periodo di preavviso può decorrere da qualsiasi giorno del mese; tuttavia, nel caso di licenziamento, se la data di decorrenza è diversa dal 15 o dal 30 (o 28 o 31) del mese, i periodi indicati dal secondo comma del presente articolo si considerano aumentati di un numero di giorni pari quelli mancanti al 15 o al 30 (o 28 o 31) del mese.

Sussidio di disoccupazione

Il sussidio di disoccupazione (NASpI) è un meccanismo di sostentamento fornito ai dipendenti che hanno perso il lavoro per cause involontarie (non per giusta causa) o per dimissioni per giusta causa, da parte dell’INPS.

Con Dimissioni per giusta causa si intende:

  • variazioni rilevanti delle condizioni di lavoro a seguito di cessione dell’azienda; spostamento del lavoratore da una sede aziendale a un’altra, senza che sussistano le “comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive”;
  • mancato pagamento della retribuzione;
  • modificazioni peggiorative delle mansioni;
  • mobbing;
  • comportamento ingiurioso del superiore gerarchico nei confronti del dipendente
  • molestie sessuali nei luoghi di lavoro;

L’indennità erogata al disoccupato viene corrisposta mensilmente, per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione degli ultimi quattro anni, e per un massimo di 18 mesi. Può raggiungere il 75% dello stipendio lordo medio dei quattro anni precedenti la fine dell’ultimo rapporto di lavoro, per un massimo di 1.300 euro al mese (comprensiva degli assegni al nucleo familiare). La cifra si riduce del 3% ogni mese a partire dal quarto mese di fruizione.

Per ottenere il sussidio occorre presentare all’Inps domanda, a tal fine il CAF CGIL è a disposizione gratuitamente per gli iscritti.

E’ però necessario che il richiedente contatti entro 15 giorni dalla domanda NASpI, il centro per l’impiego di competenza per stipulare il Patto di servizio personalizzato. Inoltre occorre che il richiedente sia in possesso dei requisti minimi di contribuzione (minimo di 13 settimane di contribuzione Inps nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione) e lavorativi (minimo di 30 giorni di lavoro effettivo nei 12 mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione).

L’erogazione termina prima della sua scadenza “naturale” quando chi la riceve comincia un nuovo lavoro, in particolare, l’erogazione del sussidio viene interrotta se il reddito generato dalla nuova attività supera le seguenti soglie di reddito minimo:

  • lavoro autonomo o attività di impresa: 4.000 euro;
  • lavoro subordinato: 8.000 euro.

Qualora invece i redditi percepiti rimangano al di sotto delle predette soglie, i lavoratori devono darne comunicazione all’INPS entro 30 giorni dall’inizio dell’attività. Nel caso in cui la durata del rapporto di lavoro subordinato sia inferiore a sei mesi, la prestazione della NASpI è sospesa d’ufficio per la durata del rapporto di lavoro.

La Mobilità

È un intervento a favore di particolari categorie di lavoratori, licenziati da aziende in difficoltà, che garantisce una prestazione di sostegno al reddito, sostitutiva della retribuzione, e ne favorisce il reinserimento nel mondo del lavoro. La mobilità è regolata dalla legge 223 del 1991.

La legge 28 giugno 2012 n. 92, e successive modificazioni, ha abrogato l’intervento in parola dal 1 gennaio 2017. Pertanto, i lavoratori licenziati a far data dal 31 dicembre 2016 non potranno più essere collocati in mobilità ordinaria e godere della prestazione dell’indennità di mobilità.

L’indennità spetta ai lavoratori con qualifica di operaio, impiegato o quadro.

Requisiti soggettivi:

  • Essere in possesso di un’anzianità aziendale di almeno 12 mesi, di cui almeno sei di effettivo lavoro. Per anzianità aziendale s’intende l’anzianità di servizio maturata presso l’azienda che procede al licenziamento;

Requisiti oggettivi:

Lavoratori assunti a tempo indeterminato, licenziati e collocati in mobilità dall’azienda:

  • alla fine del periodo di cassa integrazione straordinaria (art. 4 c.1 L.223/91 ) per impossibilità di reimpiego dei lavoratori sospesi;
  • per riduzione di personale a seguito di trasformazione, ristrutturazione e cessazione di attività (c.d. licenziamento collettivo) di aziende che occupino più di 15 dipendenti purché destinatarie di mobilità (art. 24 L 223/91)

Per il riconoscimento del diritto all’indennità di mobilità è necessaria la presentazione di una specifica domanda da parte del lavoratore, che deve essere inoltrata in via telematica attraverso i tre seguenti canali:

  • on line, direttamente dal cittadino tramite PIN dispositivo attraverso il portale dell’Istituto (si ravvisa l’opportunità che i lavoratori interessati in vista della domanda di mobilità provvedano a munirsi di PIN dispositivo, consultando le indicazioni presenti sul sito);
  • tramite Contact Center multicanale – n. 803164;
  • tramite Patronati/Intermediari dell’Istituto – attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi.

La mobilità in Eni: